GHEMEL

La prima cosa che Tommaso Agresti notò al rientro dalle ferie fu una busta gialla, appoggiata proprio al centro della sua scrivania. Sembrava una comune busta imbottita, di quelle usate per le spedizioni. L’anziano editore se la rigirò tra le mani, più confuso che persuaso.

Sulla busta non c’era mittente, né destinatario. Non era stata nemmeno affrancata, forse l’avevano consegnata a mano. Sopra qualcuno aveva appiccicato un post-it rosa. Una sola parola, il cui significato gli sfuggiva. Una scritta in stampatello: “GHEMEL”.