Più di così si muore

Titolo: Più di così si muore

Autore: Sabina Macchiavelli

Editore: Giraldi

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Ambientato sull’Appennino emiliano, il romanzo raccoglie un intreccio di storie legate dal filo di una scomparsa. Le storie sono quelle dei componenti di una famiglia di origine bolognese, i Pascali, sullo sfondo di un bellissimo casale ristrutturato che nelle sue pietre e nei suoi prati conserva ancora il mistero delle anime che ci sono passate. La scomparsa è quella di uno dei tre fratelli, Donato, che dopo un’ultima, ambigua telefonata dal Sudamerica non dà più notizie di sé. Quando un giorno la moglie in lacrime ne annuncia la morte, per Lieta e Severino inizia un periodo doloroso, di ripensamenti e accuse reciproche, ma anche di riflessione sulla vita di ciascuno e sui loro rapporti reciproci. L’instabilità e la tensione che covavano sotto il piano delle relazioni formalmente affettuose esplodono e richiedono di venirne a patti. Il discorso di “successo” e soddisfazione che ciascuno si è costruito appare in realtà una struttura barcollante che puntella difficoltà reali: nei rapporti interpersonali e nelle personali reazioni a ciò che il mondo pretende da noi.


RECENSIONE

Più di così si muore, primo romanzo di Sabina Macchiavelli, richiama già nel titolo la delicata ironia, che accompagna le vicende della famiglia Pascali, divisa tra Ca’ dei Gobbi, una casa colonica ristrutturata ai confini del modenese, in cui vivono Lieta, suo marito Geoffrey e la figlia BJ, il casale poco lontano, abitato dai vecchi genitori, e Bologna, dove stanno invece i fratelli di Lieta, Severino e Donato (quando non è in Sudamerica).

Non capita spesso, per una famiglia così numerosa, di avere occasione di ritrovarsi tutti attorno a un tavolo. Non capita più, da quando nonna Clelia è stata ricoverata in ospedale, in seguito a una crisi respiratoria, e Donato è sparito, dopo una strana telefonata con cui ha svegliato Severino e BJ nel cuore della notte.

È attorno a questo mistero che cominciano a dipanarsi le storie dei singoli personaggi, la loro quotidianità, il loro carattere, i ricordi che li legano o che li tormentano. E l’affetto, sicuramente, ma anche le tensioni, i silenzi, i non detti, che condizionano le relazioni interpersonali, tanto più destabilizzate quanto più si protrae l’assenza di Donato.

Tuttavia, non sono solo i personaggi a parlare, a guidare la narrazione di questo affresco corale, sono anche i luoghi a raccontare la storia. Sono i luoghi dell’Appennino, le sue montagne, i prati, i boschi silenziosi e immobili, impenetrabili.

Sono i luoghi della linea gotica e delle brigate partigiane, ma sono pure i luoghi dei casali in pietra a vista, con gli intonaci rosa pallido, i tetti in cotto e le aiuole intorno, come Ca’ Rosetta e Ca’ dei Gobbi, custodi di ricordi, dei momenti felici e di quelli più dolorosi.

I luoghi mantengono la memoria”, scrive Sabina Macchiavelli, “non si sa come accada, è un’impronta perpetua, della debole perpetuità di cui siamo fatti, impressa nella superficie delle cose”, e forse è proprio il legame che si crea (o, a volte, si scioglie) tra la natura, le cose e le persone a rendere questo romanzo ancora più suggestivo.

Più di così si muore è una saga familiare e un romanzo psicologico, capace di indagare il senso della vita con originalità e delicatezza, e di incantare il lettore per la sua intensità emotiva, dalle prime pagine fino all’epilogo. Che, volutamente, non fornisce tutte le risposte che avremmo voluto, perché anche questo è cifra della nostra esistenza.


L’AUTORE

Sabina Macchiavelli è nata a Bologna nel 1964, abita fra i monti dell’Appenino modenese. Si occupa di cultura come organizzatrice di eventi ed insegnante di lingue straniere. Conduce laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti. È autrice di audio documentari e studiosa di docufiction radiofonica, per la quale ha ottenuto un dottorato presso la University of South Wales di Cardiff. Ha pubblicato racconti e saggi comparsi in riviste e antologie. Nel 2013 è uscita per Einaudi la raccolta di racconti E a chi resta, arrivederci, scritta con il padre Loriano. Questo è il suo primo romanzo.

Anello di piombo

Titolo: Anello di piombo

Autore: Piero Colaprico

Editore: Mondadori

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Milano, anni Ottanta. Eleuterio Rupp, uno stimato psichiatra della Milano bene, viene ucciso con quattro colpi di pistola, una mattina, sotto casa sua in piazza Fratelli Bandiera. La questura di Milano mette in campo i migliori uomini che ha a disposizione per catturare il colpevole. Ma, qualche giorno più tardi, due poliziotti coinvolti nell’inchiesta vengono trovati morti e, anche se sembra esserci una spiegazione logica, esiste un’altra verità. La si potrebbe raggiungere soltanto grazie a un diario, una specie di eredità di indizi e suggerimenti che un investigatore lascia a chi gli succederà. Anni dopo l’ispettore Francesco Bagni, già protagonista della Trilogia della città di M., è chiamato a indagare sui misteriosi delitti. Chi è davvero il poliziotto Nunzio Fratoianni? Cosa c’entra la bomba di piazza Fontana con l’omicidio di uno psichiatra nella città che ormai è chiamata la “Milano da bere”?


RECENSIONE

Torna in Anello di piombo l’ispettore Francesco Bagni, già protagonista dei romanzi di Colaprico Trilogia della città di M. e La strategia del gambero. Torna, questa volta, per gettare luce su una serie di omicidi avvenuti anni prima. Tra le vittime, l’amico e mentore “Tanone”, al secolo Sebastiano Nesi.

Bagni cerca affannosamente di orientarsi tra le pagine del diario dell’amico, alla ricerca di un indizio utile, di una qualche pista, che lo aiuti a stabilire un collegamento tra l’inchiesta che Nesi stava seguendo – l’omicidio dello stimato professore Eleuterio Rupp, ucciso a Milano negli anni Ottanta – e la sua stessa morte.

Nel fare questo, Bagni è alle prese con un dolore sordo e profondo, amplificato dall’incapacità di elaborare il lutto e da una diversa, e più angosciante, sensazione di solitudine.

Non aveva paura, Bagni. Provava in quel momento una profonda solitudine. Una solitudine assoluta, nella quale s’avvolgeva sin da piccolo. Non era un problema essere solo. Il problema era che intorno a lui, e alla memoria di Nesi, si stava delineando una sigla misteriosa e fetente, chiamata Anello.

Come Nesi, infatti, anche Bagni finisce per scontrarsi con i segreti di uno Stato “occulto, illegale, dove non contano i ruoli ufficiali, ma altri poteri.”

Con questo enigmatico giallo a incastro, Piero Colaprico riapre uno dei capitoli più oscuri e inquietanti del nostro passato: quello degli anni di piombo, del terrorismo nero, dello stragismo.

Ecco allora che Anello di piombo è qualcosa di più di un romanzo avvincente, scritto con uno stile asciutto e incalzante, che trascina il lettore. È un invito a riflettere sui tanti misteri, ancora irrisolti, che hanno segnato la storia del nostro Paese.


L’AUTORE

Piero Colaprico scrive da anni di malavita per la Repubblica ed è un autore di gialli longseller. Laureato in giurisprudenza, vive a Milano. Oltre alla serie con il maresciallo Pietro Binda (i primi tre libri scritti con Pietro Valpreda), ha pubblicato Trilogia della città di M., La quinta stagione, La donna del campione. Tra i suoi ultimi libri Mala storie. Il giallo e il nero della vita metropolitana (Il Saggiatore, 2010), Le cene eleganti (Feltrinelli, 2011), Le indagini del maresciallo Binda (2013, insieme a Pietro Valpreda), La strategia del gambero (Feltrinelli, 2017), Il fantasma del ponte di ferro (Rizzoli, 2018).

Giallo al cabaret

Titolo: Giallo al cabaret

Autore: AA.VV.

Editore: Solferino

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Un rapimento misterioso riporta a galla volti e vicissitudini di un Refettorio in disarmo. Una vera e propria strage, dai contorni misteriosi, sconvolge il Teatro della Memoria. Un delitto amletico porta al culmine una tragedia di odi e amori, in una compagnia al Teatro dell’Elfo. Un cadavere nel cortile conclude come un macabro scherzo una serata alla Salumeria della Musica. Un mucchietto d’ossa riemerge nel sottotetto dello Zelig, a turbare i sonni di una giovane e bella commissaria. Nei luoghi mitici dello spettacolo e del cabaret milanese va in scena il mistero e gli inquirenti – quelli ufficiali e quelli ufficiosi – cercando la verità troveranno molto altro: ambizioni, successi, eccessi, sconfitte, tradimenti. E una storia grande più di loro, più di tutti: la disordinata epopea di un mondo che affrontava un presente traballante e un futuro incerto armato di un’affilatissima risata. Quest’antologia è un caleidoscopico racconto in cinque atti (più uno) firmati da maestri della suspense, dello spettacolo e della musica come Gigio Alberti, Lorenzo Beccati, Elena e Michela Martignoni, Claudio Sanfilippo e Gino Vignali. Con l’attenta regia di Luca Crovi, gli autori e le autrici rendono omaggio a un’epoca d’oro di Milano e dei suoi palcoscenici, tessendo nelle trame avvincenti dei loro gialli il filo d’oro del ricordo.


RECENSIONE

Prendete la narrazione poliziesca, i temi e i meccanismi propri del racconto d’indagine, e abbinate il tutto alle atmosfere tipiche del mondo del cabaret, del teatro, ai suoi protagonisti e ai luoghi storici della comicità milanese.

Quello che ne esce è un affresco corale e evocativo, firmato dalla penna di cinque autori e artisti d’eccezione, tra cui l’attore Gigio Alberti e il cantautore Claudio Sanfilippo, che in Giallo al cabaret si cimentano per la prima volta con il genere.

Tra il palcoscenico e il dietro le quinte, misteri e colpi di scena si alternano, trascinando il lettore in un vortice di vicende e di tipi umani, segnati da passioni e tradimenti, da successi e declini.

Cinque storie (più una – quella iniziale – scritta dal curatore della raccolta, Luca Crovi) avvincenti e ironiche, che hanno dalla loro un altro grande pregio: quello di puntare il riflettore e riaccendere il ricordo su un patrimonio culturale che non appartiene solo al passato di Milano, ma a quello di tutti.

Giallo al cabaret è infatti, e soprattutto, un garbato omaggio alla scuola milanese della comicità e ai suoi protagonisti. È una sorta di tour guidato nei locali – simbolo della tradizione cabarettistica e nella loro storia, in un’epoca in cui il saper far ridere era considerato un’arte.


GLI AUTORI

GIGIO ALBERTI sarebbe Luigi, ma se lo chiami Luigi non si volta. Per cui Gigio. Milanese. Attore. In cinema e televisione ha lavorato con Salvatores, Bellocchio, Virzì, Archibugi. Nomi grossi. Parti a volte piccole. In teatro ha lavorato col Teatro Franco Parenti, con il Teatro dell’Elfo e con il Teatro OutOff. Parti grosse. Paghe spesso piccole. Di questi tempi gira allegramente per l’Italia portando spettacoli di teatro per paesi e città. Da quattro anni collabora con l’Osteria Letteraria. Serate di cene, presentazioni di libri e letture con giallisti di prim’ordine. Ed è proprio all’insistenza di Luca Crovi, protagonista di tali serate, che si deve questo suo debutto letterario. E anche, forse, al fatto che come milioni di italiani grafomani, anche l’Alberti covava in segreto l’illusione e la vanità di avere anche lui qualcosa da dire. Errore, naturalmente. Ma errare humanum est. È perseverare che è diabolico.

LORENZO BECCATI  ha collaborato come autore a programmi tv che hanno fatto la storia della televisione italiana, tra cui Drive In, Odiens, Lupo Solitario, L’araba fenice, Paperissima e, tuttora, Striscia la Notizia e Paperissima Sprint. Ha scritto film, opere teatrali (in questi mesi in scena Natale in casa Marx, per la regia di Enzo Iacchetti), racconti umoristici, romanzi grotteschi e una decina di thriller storici, l’ultimo dei quali Il Resuscitatore (DeA Planeta, 2018).

ELENA E MICHELA MARTIGNONI sorelle, milanesi, dopo esperienze nell’insegnamento e nella scrittura teatrale, da molti anni scrivono insieme romanzi storici, tradotti anche all’estero, e romanzi e racconti polizieschi. Firmano con lo pseudonimo Emilio Martini la fortunata serie del Commissario Bertè, giunta all’ottavo episodio. Collaborano inoltre con la rivista «Storia in Rete» dove curano una rubrica fissa di recensioni, con il blog «Contorni di Noir» in cui commentano romanzi gialli e noir di autori stranieri e scrivono articoli su argomenti storico-culturali.

CLAUDIO SANFILIPPO cantautore  milanese, ha all’attivo una decina di album, una Targa Tenco e diverse canzoni cantate, tra gli altri, da Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De André e Pierangelo Bertoli. Ha pubblicato libri di poesia e narrativa per diversi editori (Mondadori, Rizzoli, Hoepli). Giallo al cabaret è la sua prima esperienza da «giallista».

GINO VIGNALI nato a Milano, con l’amico Michele Mozzati forma la celebre coppia Gino&Michele: tra le tante attività, hanno partecipato alla nascita del cabaret Zelig e sono gli editori dell’agenda Smemoranda. Dopo i vari libri scritti con Michele, Gino ha esordito come giallista con Solferino, con La chiave di tutto (2018), a cui sono seguiti Ci vuole orecchio (2019) e La Notte Rosa (2019), i primi tre romanzi di una tetralogia riminese ambientata nelle quattro stagioni.


IL CURATORE

Luca Crovi Critico rock e speaker radiofonico, Luca Crovi è stato per nove anni conduttore della popolare trasmissione Tutti i colori del giallo in onda su Radiodue. Dal 1993 lavora come redattore per la Sergio Bonelli Editore. Come sceneggiatore ha adattato a fumetti storie di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto.

L’assoluzione

Titolo: L’assoluzione

Autore: Heine Bakkeid

Editore: Giunti

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Ogni anno in Norvegia scompaiono cinque persone al giorno: c’è chi si allontana volontariamente, chi si suicida, chi resta vittima di incidenti o di atti criminali. Milla Lind, famosa scrittrice bestseller, sta lavorando al prossimo romanzo che si ispira a un vero caso di cronaca, quello di due ragazzine scomparse da una casa-famiglia sei mesi prima. Ma da quando Robert, il poliziotto che l’aiutava nelle indagini, è morto in tragiche circostanze, la donna è caduta in una profonda depressione e non è più riuscita a scrivere una sola pagina. La casa editrice decide così di affiancarle Thorkild Aske, l’ex poliziotto dell’Unità Speciale, esperto in interrogatori e serial killer, che cerca di rimettersi in piedi dopo il terribile incidente in cui ha perso la sua compagna e per il quale non solo è rimasto sfigurato ma è stato anche condannato a tre anni di prigione. Nonostante ciò, il suo istinto non è stato scalfito e basta poco a Thorkild per capire che l’affascinante e sensuale scrittrice sta nascondendo la verità. Quando qualcuno tenta di investirlo, quella che doveva essere una semplice consulenza diventa a tutti gli effetti un’indagine molto pericolosa che lo metterà sulle tracce di un temibile serial killer.


RECENSIONE

Thorkild Aske, l’ex poliziotto dell’Unità Speciale uscito dalla penna di Heine Bakkeid, è un perfetto antieroe.

Depresso, sfigurato, tormentato dal senso di colpa per la perdita della compagna e dipendente dagli oppioidi, Thorkild è un uomo che gli eventi hanno piegato, sì, ma che ancora non si è spezzato.

Nell’oscura interiorità di Thorkild sopravvive infatti una luce, un desiderio di combattere che traspare nel suo cinico senso dell’umorismo e nell’istinto, nell’arguzia, a cui tenacemente si aggrappa per risolvere il caso.

Un caso – a proposito – così intricato e avvincente, da rendere “L’assoluzione” uno di quei romanzi che è difficile mettere giù.

La suspense e l’originalità della trama si uniscono a una prosa pulita, emozionante, a uno stile di scrittura curato e ironico.

Bakkeid ci trascina nel suo universo letterario e ci spinge a muoverci tra i personaggi, passando da un punto di vista all’altro con disinvoltura.

La storia è raccontata in modo impeccabile, è elettrizzante, persino divertente in certi punti.

Il risultato?

Non vediamo l’ora di leggere il prossimo episodio della serie!


L’AUTORE

Bakkeid ha iniziato la sua carriera come autore di libri per ragazzi. “L’occhio del faro“, il suo primo thriller, è rimasto per settimane in testa alle classifiche norvegesi e ha dato inizio a una serie con protagonista Thorkild Aske. “L’assoluzione” è lo straordinario secondo capitolo.

La confraternita dei mancini

Titolo: La confraternita dei mancini

Autore: Håkan Nesser

Editore: Guanda

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

1991. Doveva essere una rimpatriata fra vecchi conoscenti, che da ragazzi, accomunati da una caratteristica al tempo considerata un grave difetto da correggere, avevano fondato la Confraternita dei Mancini. Durante la cena, però, un terribile incendio distrugge la pensione in cui si sono riuniti. E qualcosa non torna: i partecipanti erano cinque, ma i cadaveri sono quattro. Del quinto nessuna traccia: facile pensare che sia lui l’assassino e che sia riuscito a fuggire.

2012. Ventun anni dopo, il ritrovamento casuale di un corpo sepolto poco lontano dalla Pensione Molly rimette tutto in discussione. L’ex commissario Van Veeteren è così costretto a riprendere in mano quel caso a cui aveva già collaborato in passato, nonostante si stia godendo la meritata pensione come libraio… Le sue indagini andranno a incrociarsi con quelle del più giovane ispettore Barbarotti, che sta lavorando a un omicidio avvenuto in Svezia, e insieme i due dovranno ricomporre un puzzle molto complesso, un caso costellato di false piste e di misteri che si dipana attraverso gli anni. Un intenso thriller psicologico in cui per la prima (e forse unica?) volta Håkan Nesser fa incontrare i suoi personaggi più amati, Van Veeteren e Barbarotti, una coppia di investigatori di razza alle prese con un intricato e avvincente cold case.


RECENSIONE

Se in una piccola comunità vengono commessi due crimini gravi nell’arco di cent’anni, la probabilità che quegli eventi siano collegati è maggiore di quella che non lo siano.

È da questo presupposto che parte Van Veeteren, commissario in pensione, costretto a riesaminare un vecchio caso alle soglie del suo settantacinquesimo compleanno.

Il cadavere del presunto colpevole di un quadruplo omicidio, commesso nel 1991, è stato ritrovato poco lontano dal luogo del delitto (la Pensione Molly, che l’assassino aveva dato alle fiamme dopo aver avvelenato le sue vittime), rimettendo in discussione le conclusioni a cui Van Veeteren era arrivato vent’anni prima.

Un cold case che è un vero rompicapo, anche perché i testimoni ancora in vita per aiutare l’ex commissario sono rimasti in pochi, e le vicende del presente affondano le loro radici negli anni Sessanta.

Mentre Van Veeteren torna quindi a scavare con alterna fortuna nel passato delle vittime, accomunati – all’apparenza – solo dall’appartenenza in età adolescenziale alla singolare Confraternita dei Mancini, l’indagine si intreccia inaspettatamente con altro un caso di omicidio, assegnato all’ispettore Gunnar Barbarotti.

E qui, in effetti, sta il colpo di genio di Nesser, che fa incrociare per la prima volta in questo avvincente thriller psicologico, carico di suspense e di mistero, le strade dei protagonisti delle sue fortunate serie, Van Veeteren e Barbarotti, rispettivamente a quindici e sei anni dalla pubblicazione degli ultimi romanzi.


L’AUTORE

Nesser è nato nel 1950 a Kumla, in Svezia. Dopo aver insegnato lettere in un liceo, da anni si dedica esclusivamente alla scrittura. Della serie che ha per protagonista il commissario Van Veeteren, Guanda ha pubblicato: La rete a maglie largheUna donna segnataL’uomo che visse un giornoIl commissario e il silenzioCarambole (premio Glasnyckeln), Un corpo sulla spiaggiaLa rondine, il gatto, la rosa, la morteIl caso GIl commissario cade in trappola e Il dovere di uccidere. Della serie dedicata all’ispettore italo-svedese Gunnar Barbarotti sono usciti: L’uomo senza un caneEra tutta un’altra storiaL’uomo con due viteL’uomo che odiava i martedì e Confessioni di una squartatrice. Nel catalogo Guanda sono presenti anche Il ragazzo che sognava Kim Novak e Morte di uno scrittore. Da Morte di uno scrittore e La nemica del cuore sono tratti i primi due film della trilogia Intrigo, per la regia di Daniel Alfredson.

La donna in rosso

Titolo: La donna in rosso

Autore: Alex Beer

Editore: Edizioni E/O

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Vienna, 1920: un luogo di contrasti estremi tra miseria nera, incertezza politica e scatenata vita notturna. Nel bel mezzo dei disordini del dopoguerra un noto politico viene assassinato, e tutti i funzionari di polizia disponibili vengono sguinzagliati nelle indagini – tutti tranne uno. August Emmerich, bollato dai colleghi come “storpio” a causa di una ferita riportata in guerra, deve accontentarsi di occuparsi di noiose scartoffie e di un caso palesemente irrilevante. Nel frattempo, i colleghi trovano un colpevole alla svelta. Troppo alla svelta, per come la vede Emmerich. Gli rimangono solo settantadue ore di tempo per trovare il vero assassino, che ha già preso di mira la prossima vittima. Comincia così una disperata corsa contro il tempo, ed Emmerich fa una macabra scoperta.


RECENSIONE

È un giallo raffinato e d’atmosfera questo romanzo di Alex Beer (pseudonimo della scrittrice austriaca Daniela Larcher), il secondo che vede come protagonista l’ispettore Emmerich. Come ne Il secondo cavaliere, la storia è ambientata negli anni Venti, in una Vienna esasperata dalla miseria, a cavallo tra i due conflitti mondiali.

È una città prostrata, quella in cui si muove il reduce August Emmerich, che una scheggia di granata ha reso storpio. Eppure, quella gamba destra che non riesce a piegare e gli acuti dolori al ginocchio non hanno intaccato minimamente l’istinto del detective, del poliziotto che non vuole rassegnarsi all’idea di trascorrere il tempo riordinando scartoffie.

L’occasione per mettere in mostra le sue capacità investigative, aiutato dal fedelissimo Winter, arriva con l’omicidio di un noto politico, per cui la polizia ha trovato in fretta e furia un capro espiatorio, un poveraccio che vive nello stesso pensionato dell’ispettore. Da qui, la corsa contro il tempo di Emmerich per arrestare il vero colpevole e impedire un nuovo omicidio.

La donna in rosso, tuttavia, è qualcosa di più di un giallo avvincente e di una trama ben congegnata, raccontata con uno stile veloce e accattivante. Il vero punto di forza del romanzo è la cura, la precisione storica della sua ambientazione, e l’atmosfera macabra che l’autrice riesce a evocare.

L’indagine poliziesca si fa pretesto per dipingere l’inquietante affresco di un’epoca, segnata dalla povertà e dalla disoccupazione, dai viveri razionati e dagli scioperi. I misteri da sbrogliare si mescolano all’imbarbarimento, alla disperazione della popolazione, su cui lo spettro dell’imminente dittatura aleggia cupo come un’ombra.


L’AUTORE

Alex Beer è lo pseudonimo di Daniela Larcher, nata a Bregenz in Austria, nel 1977. Ha studiato archeologia a Vienna dove vive. Il secondo cavaliere è il suo primo romanzo; bestseller in Austria e Germania con Penguin Random House è in corso di traduzione in dieci lingue tra cui l’inglese con Europa Editions.

La strategia della clarissa

Titolo: La strategia della clarissa

Autore: Cristiano Governa

Editore: Bompiani

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Carlo Vento, 45 anni, commissario a Bologna. È sovrappeso, ama l’ombra sotto i portici e i romanzi di Dürrenmatt, odia gli investigatori delle serie tv: quei colleghi di successo stropicciati-ma-chic che hanno bellissime ex pronte a consolarli e risolvono le indagini sotto la doccia. Carlo invece nella vita può contare solo su sua sorella Paola, splendida e irrequieta, che per anni ha tenuto una trasmissione musicale notturna alla radio e poi si è fatta suora. Suora di clausura. Ma decisamente anomala: non disdegna l’improperio, il costume a due pezzi, e ogni settimana esce di nascosto dal convento per andare a cena da lui: “Tu la verità la insegui, io la aspetto”, gli ricorda. Una sera Paola chiama Carlo. Si è accorta che in chiesa, nel Libro delle Grazie in cui i fedeli chiedono intercessioni, qualcuno supplica Santa Caterina di far morire delle persone… Nelle stesse ore, Carlo si trova tra le mani il caso della sparizione di una ragazzina, che presto si delinea come un assurdo rompicapo. L’estate si annuncia caldissima.


RECENSIONE

Gli ingredienti del romanzo d’indagine ne La strategia della clarissa ci sono tutti. Ci sono i delitti, un rapimento, dei morti. Ci sono gli indizi, c’è un investigatore e c’è un assassino.

Solo che poi Governa ci insinua il dubbio che non sempre colpevoli e criminali coincidano, che comprendere le persone è spesso più importante che trovare il movente di un crimine. E che i noir, volendo, possono anche essere divertenti.

Può sembrare un ossimoro, in realtà è solo un modo di vedere le cose: al di fuori dagli schemi.

Così come fuori dagli schemi sono i protagonisti di questo romanzo, a cominciare dalla figura del detective.

Cinico, misantropo, con qualche chilo di troppo, Carlo Vento è un antieroe perfetto, che niente ha a che vedere con i commissari della TV (i quali, del resto, si contendono il suo odio con la Riviera Romagnola).

E che dire di sua sorella, l’irrequieta clarissa che dà il titolo al romanzo?

Ex conduttrice radiofonica, Paola Vento è una suora di clausura decisamente sui generis, dedita a ricorrenti fughe dal convento, con energia da vendere e un linguaggio piuttosto colorito.

L’abbinata è stravagante ma, nonostante il continuo battibeccare, i due, insieme, formano una squadra imbattibile. Del resto, la voglia di vivere di Paola, la sua capacità di entrare in empatia con gli altri, sono punti fermi per il commissario Vento, tanto quanto il fiuto dell’insostituibile sottoposto Elio Fantini.

I personaggi, ne La strategia della clarissa, contano infinitamente più della trama. La ricerca del colpevole costituisce un pretesto per parlare di altro. Della mediocrità della società contemporanea, dove l’egoismo e la maleducazione si nascondono dietro un perbenismo di facciata. Dell’indifferenza ai problemi, ai sentimenti degli altri.

Non importa se a Bologna o in Romagna: tutto il mondo è paese.

Eppure, in questo quadro sconsolante, dove ognuno di noi, per un verso o per l’altro, è un po’ colpevole, dove ognuno è fallibile e dove il passato torna sempre a chiedere il conto, Governa lascia aperto uno spiraglio di speranza. Il futuro è di chi, con tutte le sue contraddizioni, con tutte le sue debolezze, non smette di guardarsi dentro e di sognare.

A volte, di cercare l’amore.

Il mio obiettivo” afferma l’autore nella presentazione del romanzo “era raccontare una storia tremenda con il sorriso”.

Ecco, a noi sembra proprio che ci sia riuscito.


L’AUTORE

Cristiano Governa (1970) vive e lavora a Bologna. È giornalista, scrittore e autore per cinema e teatro. Collabora o ha collaborato con diversi quotidiani, fra i quali “La Repubblica”, “Il Domani di Bologna”, il “Corriere della Sera”, “l’Osservatore Romano” e periodici, “Il Venerdì”, “D” di Repubblica, “D Lui” e “GQ”. Ha pubblicato il romanzo noir Il catechista (Aliberti) e le raccolte di racconti Le lettere cattive (Pendragon) e Baranowski (Croce Editore).

L’appeso di Conakry

Titolo: L’appeso di Conakry

Autore: Jean-Christophe Rufin

Editore: Edizioni E/O

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Com’è possibile che Aurel Timescu, con il suo accento rumeno e la sua aria da anni Trenta, sia console di Francia? Eppure è così, anche se nella diplomazia transalpina ricopre ruoli subalterni e gli vengono assegnati incarichi di second’ordine. Questa volta è in piena Africa, più precisamente in Guinea, lui che odia il caldo. Prova a resistere, suda, di notte beve Tokaj e suona il piano. Fino al giorno in cui avviene finalmente l’unica cosa che può ancora appassionarlo: un delitto senza spiegazione apparente. Viene ritrovato un ricco turista bianco, appeso all’albero maestro del suo yatch. Morto. La polizia locale e le autorità diplomatiche francesi brancolano nel buio. Ma Aurel, lo strano console, avvia la sua indagine personale. Vestito con il suo cappottone invernale, nonostante i quaranta gradi all’ombra, ispirato dalle sue notti di alcol e di musica, si lancia senza paura in un’avventura che lo porterà dai bassifondi africani alle vette della finanza internazionale.


RECENSIONE

La storia si apre con una visione agghiacciante. Il cadavere di un uomo penzola dall’albero maestro di una nave, appeso per un piede. Il nome della vittima è Jacques Mayères, ex imprenditore dell’Alta Savoia, approdato a Conakry, in Guinea, dopo aver deciso di lasciare gli affari per trascorrere il resto della vita sulla sua barca a vela.

Se l’atmosfera del romanzo, soprattutto a causa dell’ambientazione africana – del resto, l’autore è stato per anni ambasciatore del Senegal – ha il sapore esotico dei racconti di spionaggio e dei gialli di Graham Greene, il personaggio di Aurel Timescu sembra uscito dalle pagine di Simenon.

L’investigatore di questo noir ironico e originale è infatti il più classico degli antieroi. Dire che Aurel Timescu è un tipo stravagante è riduttivo. È un uomo strano, nel senso etimologico del termine. Estraneo, fuori moda e fuori luogo.

Innanzitutto, sebbene sia console di Francia, Aurel non è francese. E nemmeno guineano. È un rumeno, con la vocazione da detective e il passato da pianista di piano bar. Ma, soprattutto, il suo superiore, il console generale, l’ha reso lo zimbello di Conakry.

Tutti lo guardano – letteralmente, per via della bassa statura – dall’alto in basso. È impacciato, all’antica e sentimentale. E poi se ne va in giro strizzato dentro un’utilitaria, ha un concetto tutto suo di eleganza, che lo spinge a indossare un cappotto assolutamente inadatto alle temperature tropicali, suona il piano tutta la notte e non sa resistere alla tentazione di una bottiglia di Tokaj.

Eppure, grazie al suo intuito investigativo, alla sua tenacia e all’aiuto della bella Jocelyn, sorella della vittima, proprio quell’Aurel Timescu che tutti sottovalutano riuscirà a risolvere l’intricato omicidio di Mayères. E, cosa ancor più importante, a conquistarsi fino in fondo la simpatia dei lettori.


L’AUTORE

FrédJean-Christophe Rufin, medico, diplomatico. Fondatore di Medici senza frontiere, Premio Goncourt, è autore di numerosi romanzi, tra cui L’uomo dei sogniIl collare rosso e Check-point.

Il montacarichi

Titolo: Il montacarichi

Autore: Frédéric Dard

Editore: Rizzoli

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

All’interno di un cortile parigino adibito a legatoria, un montacarichi conduce all’appartamento di Madame Dravet. A qualche strada da lì, una sera di Natale dei primi anni Sessanta, Albert Herbin, appena uscito di prigione, è solo al tavolo di un rinomato ristorante della città. Qui i suoi occhi incontrano la signora Dravet, che siede insieme alla figlia. La donna è bellissima. In maniera del tutto imprevedibile e altrettanto efficace, l’uomo riesce ad accompagnare a casa la donna, che infine lo invita per un ultimo bicchiere al secondo piano di questo stabile per metà abitazione, per metà fabbrica. L’attrazione tra i due sembra essere destinata a concludersi sul comodo divano del salotto di Madame, ma invece su quel divano giace disteso, assassinato, il marito della donna. Nelle ore che seguono, e fino all’alba, Albert si troverà avvinto a fatti concitati, legato al destino di Madame Dravet e al suo ruolo misterioso in questa conturbante vicenda.


RECENSIONE

Il montacarichi di Frédéric Dard è la prova che non c’è bisogno di un numero esagerato di personaggi o di trame complicate, per tenere il lettore incollato alle pagine di un romanzo. In questo breve e suggestivo noir, la narrazione si sviluppa attorno a due personaggi principali e nell’arco di una sola notte.

Non una notte qualsiasi, però, dato che Dard ambienta la vicenda durante la Vigilia di Natale. E sembra quasi di respirare l’atmosfera natalizia, man mano che ci si immerge nella lettura.

Di vedere le luci colorate delle decorazioni e la gente festosa. Un momento di gioia, per chi ha la fortuna di essere circondato dall’affetto di amici e parenti, ma pure la notte dell’anno in cui la malinconia e i fantasmi del passato tornano a tormentare con intensità maggiore chi è solo.

Come Albert Herbin, il protagonista del romanzo, appena uscito dal carcere di Marsiglia, dopo aver scontato la pena per l’omicidio della sua amante.

E come Madame Dravet, umiliata, ripudiata dal marito, che sta cenando insieme alla figlioletta Lucienne. Il loro incontro, in un rinomato ristorante – in cui Albert rimpiange di non aver mai portato la madre prima della sua morte – sembrerebbe preludere all’inizio di un’avventura romantica.

Se non fosse che, nel salire da Madame Dravet, i due rinvengono il cadavere del marito sul divano dell’appartamento. Il ritrovamento di Jerome, tuttavia, non basta ad allontanare Albert dalla sua femme fatale, la prima persona che, dopo tanti anni, gli ha regalato un briciolo di calore umano. Così, attraverso un susseguirsi serrato di eventi imprevedibili e inquietanti supposizioni, la storia arriva a poco a poco al suo tragico epilogo, ribaltando – come si conviene – le aspettative dei lettori.

La trama è avvincente e ben congegnata, i colpi di scena sono piazzati strategicamente al momento giusto, i dettagli curati. I dialoghi fanno sì che la lettura scorra veloce, senza annoiare. E, soprattutto, senza che ne sia intaccata la caratterizzazione dei personaggi, le loro molteplici sfaccettature e contraddizioni, che sono il vero punto di forza di questo garbato noir.


L’AUTORE

Frédéric Dard (1921-200) è stato uno scrittore francese, famoso per i suoi numerosissimi romanzi noir, pubblicati lungo tutta la seconda metà del Novecento. La serie di libri polizieschi dedicata al commissario Sanantonio riscosse un eccezionale successo, e insieme ad altre opere dello scrittore arrivò a vendere, nel complesso, più di 290 milioni di copie. Nel 1957 Dard venne insignito del Grand prix de littérature policière, il più importante riconoscimento francese per il genere del giallo, per il suo romanzo Le Borreau pleure. Tra i suoi titoli pubblicati in Italia ricordiamo Mosca al naso per Sanà (E/O, 2013), Facce da funerale (E/O, 2015), Gli scellerati (Rizzoli, 2018) e Il montacarichi (Rizzoli, 2019).

Il cuoco dell’Alcyon

Titolo: Il cuoco dell’Alcyon

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Sellerio

Anno di pubblicazione: 2019


SINOSSI

Il suicidio di un operaio appena licenziato e un imprenditore privo di scrupoli trovato assassinato con un colpo di pistola alla nuca. E poi c’è l’Alcyon, una goletta un po’ misteriosa, pochissimi gli uomini di equipaggio, niente passeggeri, la zona di poppa larga abbastanza per fare atterrare un elicottero. Per Montalbano a Vigàta tante gatte da pelare e il suo commissariato da difendere: qualcuno infatti sta tentando di farlo fuori… Un giallo d’azione, quasi una spy story dove si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale. E un commissario irriconoscibile, che stupirà i suoi lettori.


RECENSIONE

Anche quest’anno Camilleri non delude e regala ai suoi fan una nuova, intricata indagine del commissario più amato d’Italia. A venticinque anni dal suo esordio con La forma dell’acqua, ritroviamo oggi un Montalbano un po’ invecchiato, certo, ma decisamente non meno brillante e coraggioso, nelle pagine de Il Cuoco dell’Alcyon.

La storia, rivela l’autore nelle note finali, ha visto in realtà la luce una decina d’anni fa, come soggetto per un film. Una co-produzione italo-americana, che non si è poi concretizzata. Così la sceneggiatura, con alcune varianti, è diventata romanzo. Un buonissimo romanzo, in cui il giallo assume sfumature da spy story.

La vicenda si apre con il suicidio di un operaio, drammatica conseguenza dei licenziamenti nellafabbrica di scafi di Giovanni Trincanato, detto Giogiò. Pochi giorni dopo, l’uomo – un imprenditore vizioso e senza scrupoli, per cui Montalbano prova un’antipatia immediata e “irreversibili” – vieneucciso con un colpo di pistola alla nuca.

Nel frattempo, proprio al largo del porto di Vigàta, fa la sua comparsa l’Alcyon, una goletta che nasconde attività illecite e inquietanti segreti.

Montalbano, tuttavia, è alle prese con un problema più grosso. Costretto dall’ufficio personale ad allontanarsi da Vigàta con la scusa di smaltire le ferie arretrate, si ritrova a fronteggiare un inspiegabile complotto per smantellare il suo commissariato.

Tra lo sgomento e l’impotenza dei suoi uomini, di Fazio, Augello, Catarella, il commissario è solo e diventa pedina di una partita tortuosa, febbrile, in cui mette lo zampino persino l’FBI. Un gioco di mascheramenti veri e tragicomici equivoci, dove niente è come appare e dove Montalbano, in barba all’età, ritrova un’inaspettata intraprendenza.

Il Cuoco dell’Alcyon è uno di quei romanzi da leggere d’un fiato, lasciandosi trascinare dalle spire della trama e dai colpi di scena, propri del genere poliziesco.

E allo stesso tempo riesce a essere un romanzopoetico, suggestivo, grazie alle immagini che Camilleri si diverte a creare.

Prima tra tutte,il profilo della goletta che si staglia contro la luna, come in quei sogni di pirati e navi fantasma della nostra infanzia.


L’AUTORE

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata(1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore(2007), Maruzza Musumeci (2007), Il casellante (2008), Il sonaglio (2009), La rizzagliata (2009), Il nipote del Negus (2010, anche in versione audiolibro), Gran Circo Taddei e altre storie di Vigàta (2011), La setta degli angeli (2011), La Regina di Pomerania e altre storie di Vigàta (2012), La rivoluzione della luna (2013), La banda Sacco (2013), Inseguendo un’ombra (2014), Il quadro delle meraviglie. Scritti per teatro, radio, musica, cinema (2015), Le vichinghe volanti e altre storie d’amore a Vigàta (2015), La cappella di famiglia e altre storie di Vigàta (2016), La mossa del cavallo (2017), La scomparsa di Patò (2018); e inoltre i romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell’acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L’odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d’agosto (2006), Le ali della sfinge (2006), La pista di sabbia (2007), Il campo del vasaio (2008), L’età del dubbio (2008), La danza del gabbiano (2009), La caccia al tesoro (2010), Il sorriso di Angelica (2010), Il gioco degli specchi (2011), Una lama di luce (2012), Una voce di notte (2012), Un covo di vipere (2013), La piramide di fango (2014), Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano (2014), La giostra degli scambi (2015), L’altro capo del filo (2016), La rete di protezione (2017), Un mese con Montalbano (2017), Il metodo Catalanotti (2018), Gli arancini di Montalbano (2018), Il cuoco dell’Alcyon (2019).